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Commemorati i 130 anni dalla morte di Carlo Combi

Targa a Carlo Combi
Con una cerimonia sobria, ma pregna di significati profondi, è stato ricordato, mercoledì 11 settembre, prima al Camposanto di San Canziano e quindi nell'atrio dell'edificio del Collegio dei Nobili, oggi sede del Ginnasio “Gian Rinaldo Carli” e della scuola elementare “Pier Paolo Vergerio il Vecchio”, il 130esimo anniversario della scomparsa di Carlo Combi.

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Nell’occasione è stata ricollocata nell’atrio la targa del 1923 dedicata all’insigne capodistriano e misteriosamente scomparsa a metà degli anni settanta dopo il restauro del palazzo. Il monumento, regalato all’istituto dall’ultima generazione di studenti di Venezia del professore Carlo Combi, è stato restaurato e ricollocato al suo posto a spese delle Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana Costiera e di Capodistria. La cerimonia è stata organizzata congiuntamente dal Centro culturale che porta il nome di Combi e dal Ginnasio e dalla Scuola elementare che trovano ospitalità nell’edificio stesso. Numeroso il pubblico accorso all’appuntamento e numerose anche le autorità fra le quali possiamo citare il deputato al seggio specifico del Parlamento di Lubiana, Roberto Battelli, il vice-sindaco e presidente della CAN Costiera, Alberto Scheriani, il Presidente della Giunta esecutiva di Unione Italiana, Maurizio Tremul e l’avvocato Paolo Sardoz Albertini.

Ma chi era Carlo Combi? Un’ampia relazione sulla figura e l’opera del grande istriano è stata svolta nel corso della cerimonia dallo storico, nonché direttore del Centro culturale “Carlo Combi”, Kristjan Knez. Nato il 27 luglio 1847 è stato strenuo sostenitore della causa dell’unità italiana che includesse anche i territori dell’Adriatico nord-orientale, Carlo Combi fu spesso perseguitato ed esiliato. Trascorse infatti gran parte della sua vita lontano dalla natia Capodistria, fra Milano, Torino, Genova, Padova e Venezia dove anche morì, l’11 settembre del 1884, e fu sepolto. Le sue spoglie vennero traslate a Capodistria solamente nel 1934, assieme a quelle dei suoi famigliari, e tumulate a San Canziano. Il Combi comunque per brevi periodi soggiornò anche a Capodistria lavorando nello studio d’avvocato di suo padre ed insegnando nel locale liceo. Più uomo di studio che d’azione – scrisse Bernardo Benussi nel centenario della nascita – Carlo Combi non fu uno storico nello stretto senso della parola, ma piuttosto un propagatore d’idee, un investigatore di coscienze. Negli ultimi anni della sua esistenza, dopo aver vinto la cattedra di diritto civile alla scuola superiore di commercio, l’insigne giustinopolitano partecipò attivamente anche alla vita politica e culturale di Venezia, ricoprendo la carica di assessore alla cultura e di curatore del Museo Correr, ma diede anche alle stampe alcuni dei suoi studi come “Di Per Paolo Vergerio il Seniore da Capodistria e del suo epistolario” e “Saggio di cartografia della regione veneta”.

 

 

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