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Ci serve il tesserino?

Mi è capitato, per una serie di coincidenze, di trovarmi di fronte alla medesima osservazione – relativa all’applicazione del bilinguismo - da parte di due diversi enti pubblici con sede sul nostro litorale.

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Il quesito era in realtà un’affermazione che sembrava esser quasi tautologica e precisamente mi veniva spiegato che l’uso della lingua italiana nei procedimenti con la pubblica amministrazione è un diritto riservato ai soli appartenenti alla comunità italiana autoctona della Repubblica di Slovenia. È una questione che è stata affrontata più volte nel corso degli anni e sembra non essere ancora del tutto chiara (specie a chi lavora nella pubblica amministrazione). Ma è veramente necessario dimostrare di essere appartenenti alla comunità italiana per potere usufruire dei diritti particolari o per usare la lingua italiana nei rapporti con la pubblica amministrazione? La questione sembra sottile e passibile di interpretazione, ma è in realtà di semplice soluzione. Due - su tutti - sono gli argomenti da considerare; in primo luogo l’articolo 11 della Costituzione slovena in cui la lingua italiana viene parificata a quella slovena nei territori in cui vive la CNI e questo significa che vi è la parità ufficiale tra i due idiomi. Vi è poi una sentenza della Corte europea (sent. C- 274/96 Bickel, Franz) in cui viene fatta chiarezza proprio su questo argomento. Nel caso portato davanti alla Corte due auotrasportatori tedeschi, fermati e multati in Italia dalla polizia del Trentino Alto Adige, avevano richiesto di procedere in lingua tedesca – lingua della minoranza tedesca del trentino – e questo gli era stato negato in quanto non residenti. Questi avevano proposto ricorso alla Corte europea che, riprendendo i principi che sono alla base del Trattato dell’U.E., decideva in favore dei due “turisti” in quanto in base al principio di non discriminazione il diritto ad usare una lingua ufficiale dello Stato non può essere riservato ai soli residenti quando vige la liberta di circolazione all’interno dell’Unione. Questa è la risposta che cercavamo a conferma di qualcosa che già sapevamo, ma che le istituzioni fanno finta di non sentire (o capire). La risposta è quindi NO, non ci serve dimostrare la nostra appartenenza alla CNI e anzi, qualora un cittadino sloveno volesse procedere in lingua italiana – suo diritto - non saremo di certo noi a fermarlo!

 

Scritto da: Andrea Bartole

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